10 ottobre 2014

90-90-90: i nuovi obiettivi per la fine dell'epidemia da AIDS

Entro il 2020, il 90% di tutte le persone HIV positive conoscerà il proprio status; entro il 2020 tutte le persone che hanno ricevuto una diagnosi di infezione da HIV riceverà una terapia antiretrovirale sostenibile; entro il 2020, il 90% di tutte le persone HIV positive che ricevono la terapia raggiungerà la soppressione della carica virale. I modelli suggeriscono che il raggiungimento di questi tre obiettivi consentirà di porre fine all'epidemia da HIV entro il 2030. E' quanto emerge dal nuovo rapporto UNAIDS di recente pubblicazione.

6 ottobre 2014

Tornare alle origine della pandemia da HIV: il ruolo dei fattori sociali

La ferrovia, una delle invenzioni più importanti dell’umanità, sembra aver avuto un ruolo fondamentale nei primi anni di diffusione del virus HIV. E’ quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Science. Un team internazionale, guidato da studiosi dell’Universita di Oxford e dell’Università di Lovanio, ha ricostruito la storia del virus HIV-1 appartenente al gruppo M. L’antenato comune del gruppo M sembrerebbe risalire all'anno 1920 e la diffusione sarebbe originata dalla città di Kinshasa, l’attuale capitale della Repubblica Democratica del Congo.

1 ottobre 2014

L'OMS e le cure prenatali in Mozambico

L’assistenza prenatale è un fattore importante per garantire alle donne di partorire in sicurezza i loro figli e per far sì che questi nascano sani. L’OMS lancia un nuovo programma: in tutto il Mozambico 10 cliniche forniranno servizi completi di assistenza prenatale entro la fine del 2015. Il programma vuole inoltre sottolineare l'importanza di un approccio alle cure sanitarie centrato sulla persona, garantendo a tutti l'accesso ai servizi di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno.
Il Mozambico è stato il primo ad adottare nel 2008 il modello di cure prenatali dell’OMS. Tuttavia nella pratica la cosa si è rivelata meno facile del previsto. La mancanza di forniture mediche, i servizi a pagamento, la distanza dal centro di cura con il costo dei trasporti ad essa connesso, hanno portato le donne ad allontanarsi  dai servizi di cura.

25 settembre 2014

Malawi, la sfida della retention

Nel 2011 il Ministero della Salute del Malawi ha adottato un approccio pragmatico e di salute pubblica al fine di espandere su larga scala il protocollo terapeutico più efficace per la trasmissione madre-bambino dell’HIV. La strategia è stata chiamata Option B+ e consiste nella somministrazione a vita della terapia antiretrovirale a qualsiasi donna in gravidanza che venga testata positiva all’HIV. Come già evidenziato in un precedente post, questo approccio ha permesso di raggiungere moltissime donne che hanno così beneficiato delle cure. 
Di cruciale importanza ai fini di raggiungere l’obiettivo di eliminare la trasmissione madre-bambino e di ridurre anche la mortalità materna, è la retention delle donne, cioè il fatto che rimangano nel tempo fedeli alla terapia e in contatto con il centro di salute. 
Secondo i dati di una recente analisi, il 76,9% delle donne che iniziano la terapia è ancora in cura dopo 12 mesi. Nello studio si è cercato di evidenziare e comprendere i fattori che influenzano questa retention. L’abbandono della terapia è risultato più elevato nei primi mesi di trattamento, nelle strutture grandi rispetto a quelle piccole. Inoltre l’abbandono è significativamente più elevato se alla donna viene proposto di iniziare la terapia il giorno stesso in cui fa il test. 
L’approccio di iniziare la terapia il giorno stesso del test è dovuto alla costatazione che precedentemente, molte donne aspettavano settimane o anche mesi prima di avere accesso alla terapia. Tuttavia, questi ultimi risultati sembrano indicare che, come buona pratica, sia necessario dare alla donna un tempo minimo per accettare la notizia della sieropositività e per informare la famiglia. 

24 settembre 2014

Mortalità infantile: rapporto 2014

Nuovi dati diffusi recentemente dalle Nazioni Unite mostrano come il tasso di mortalità tra i bambini con un’età inferiore ai cinque anni sia sceso del 49% tra il 1990 e il 2013. I progressi compiuti sono tuttavia ancora lontani dall’obiettivo di ridurre dei  due terzi la mortalità infantile entro il 2015. Le nuove stime del recente rapporto Levels and Trends in Child Mortality 2014 mostrano che nel 2013, 6,3 milioni di bambini sotto i cinque anni sono morti per cause in gran parte prevenibili, circa 200,000 in  meno rispetto al 2012. Ancora si registrano ogni giorno quasi 17,000 morti tra i bambini.