8 agosto 2013

AIDS free generation: un sogno realizzabile?

Le conoscenze sulla trasmissione materno infantile e sulle relative possibilità di prevenzione sono avanzate drasticamente dalle prime evidenze sull’efficacia della terapia antiretrovirale a questo scopo (1994), ma l’obiettivo di eliminare la trasmissione madre-bambino dell’HIV è realizzabile? Un articolo su JAIDS  fa il punto sulla situazione attuale.
Nel 1994 il clinical trial 076 dimostrò l’efficacia della zidovudina, l’unico farmaco antiretrovirale fino ad allora conosciuto, nel diminuire il rischio di trasmissione madre-bambino dell’HIV. Da allora sono stati condotti molti altri studi, ed esaminati diversi regimi antiretrovirali che possono ridurre sostanzialmente la percentuale di bambini che si infettano. I primi trial in Africa Subsahariana erano rivolti ad identificare regimi farmacologici semplificati e di breve durata, che fossero poco costosi e semplici da amministrare. In questo senso, l’HIV prevention trial 012 dimostrò che una singola dose di nevirapina somministrata alla madre al momento del parto dimezzava il rischio di trasmissione al bambino. Tuttavia presto apparvero  i limiti di un tale approccio, poiché la trasmissione del virus può avvenire in qualsiasi momento durante la gravidanza, e anche nel periodo dell’allattamento, ciò che rende necessaria una più lunga esposizione agli antiretrovirali. Tra l’altro evitare l’allattamento materno nei paesi a basse risorse espone i bambini a un rischio di morte troppo elevato. Inoltre le donne con stadio avanzato della malattia hanno bisogno della terapia antiretrovirale completa per la loro propria salute, e non di una sola compressa. Una serie di clinical trial ha quindi dimostrato l’efficacia della tripla terapia somministrata durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, nell’evitare la trasmissione dell’HIV e nel proteggere la salute della madre. E’ questo l’approccio attualmente raccomandato dall’OMS per i paesi a basse risorse  come già lo era per i paesi più sviluppati.  
Attraverso i programmi di prevenzione materno infantile si stima siano state evitate già 100.000 infezioni pediatriche tra il 2003 e il 2010, ma molto rimane ancora da fare.


Per raggiungere il target fissato per il 2015, cioè concretamente arrivare ad avere meno di 45000 infezioni l’anno in tutto il mondo, il primo passo è quello di potenziare l’accesso ai servizi di prevenzione durante la gravidanza, e di testare tutte le donne in gravidanza. Siamo ancora lontani da questo, attualmente, in nove tra i 22 paesi che hanno il più alto numero di infezioni pediatriche, meno del 50% delle donne vengono testate. Un problema è costituito anche dal fatto che molte donne non si rivolgono ai servizi di salute durante la gravidanza. Ma fare il test è solo il primo passo, i servizi materno-infantili devono essere anche in grado di somministrare la terapia antiretrovirale, mentre attualmente solo pochi lo fanno. Alcuni paesi hanno deciso di implementare l’option B+, che permette di scavalcare il problema di valutare l’eleggibilità al trattamento attraverso la conta dei CD4, questi paesi, come il Malawi, hanno visto un aumento drammatico delle donne in gravidanza che iniziano il trattamento.
Gli sforzi per aumentare l’accesso ai servizi per le donne in gravidanza, e la somministrazione di terapia antiretrovirale, devono essere anche accompagnati da un progresso nella prevenzione di nuovi casi di HIV tra le donne, altrimenti  non si potrà eliminare l’HIV nei bambini.

L’eliminazione sarà finalmente ottenuta entro il 2015? È lecito dubitarne, forse servirà più tempo. Tuttavia bisogna mantenere alta l’attenzione su questo tema, concentrare gli sforzi organizzativi e finanziari su questo ambizioso obiettivo per avanzare ancora più rapidamente negli prossimi anni.